giovedì 2 aprile 2015

ORATORIO PER FIUME



 quadro unico 
                                                1 

  Merde! Esclamò Cambronne ufficiale della Guardia 
napoleonica quando il Duca di Wellington gli intimò la 
resa. Va in mona! pronunciarono polifonicamente e 
non sotto voce  il 24 agosto 1919 gli ufficiali dei 
Granatieri di Sardegna – quelli di Carso e Piave – 
quando venne loro comunicato l’ordine sssegretissimo di 
lasciare Fiume. Fiume abbandonata alle truppe della 
Nazioni dell’Intesa: anglesi, franzosi, ‘mericani ooyes. 
Fiume vuole essere italiana. Fiume ha urlato Italia il 30 
ottobre 1918 con Plebiscitario Proclama Popolare.  
  25 agosto 1919 ore cinque del mattino mesti militari 
italici mollano. Sulla linea di confine uomini e donne di 
Fiume. Le belle donne fiumane belle italiane ridenti ora 
piangono  
  bei soldà ste mia andar via… no abandonatece! 
  Sui bei soldà si gettano fiori.  
  Sulla strada bandiera tricolore.  
  Bei soldà ste mia a calpestarla.  
  E i bei soldà devono obbedire e piangono… di rabbia. 
Hanno vinto la guerra hanno lasciato damigiane e 
damigiane di sangue a sbronza terra. Una vittoria che 
continua a perdere tochi 
  La vittoria perde denti capelli e anche braccia e gambe. 
continua a mutilarsi. Il presidente del consiglio 
Francesco Saverio Nitti dice obbedisco! Riverisco! Sarà 
fatto! Agli interessi internazionali. Fiume italiana?  
  No, for sure!  
  Ah, ce n’est pas possibile!  
  I dottori Wilson presidente Stati Uniti ‘mericani oies e 
Clemenceau presidente di Franzia non gradiscono 
Fiume italiana.  
  La storia si ripete, ma per gli italiani il disco si è 
incantato sulle forche caudine.  

  Fiume città mooolto all’avanguardia: donne belle 
fiumane hanno diritto di voto clero cattolico chiede 
liberalizzazione della vita sacerdotale e permesso di 
sposarsi con donne belle fiumane donne italiane. 
  Xe giusto! 
  Le done de San Giacomo g’à tute il Cristo in petto. 
  Le g’à il marì che naviga, l’amante soto il leto. 
  Din don dan al suon del campanon. 
   
  Il fattaccio: Soldati franzosi delle forze interalleate 
ubriachi cionchi non avvezzi a potenti grappe giuliane 
strappano gagliardetti tricolori da bei petti di donne 
fiumane, di donne italiane.  
  No xe belo!  
  Indigeni italici insorgono, soldati francesi riportano 
legnate su groppa. E busse e botte e bum. Mitici 
marinai meditarraneitaliani s’uniscono a indigeni italici e 
soldati francesi riportano ulteriori legnate su groppa. E 
busse e botte e bum. 
  Interalleati anglesi, franzosi, ‘mericani ooyes si 
arrabbiano mooolto. 
  Primo: Scioglimento del Consiglio Nazionale di Fiume. 
  Secondo: Scioglimento immediato della “Legione 
Volontari Fiumana” 
  Terzo: riduzione del contingente italiano… 
  Quarto: Va in mona! 
  Fiume risponde a mezzo del suo giornale:  
  Oggi in questa città che ha dato il più fulgido 
esempio di quello che sia senno politico e sapienza 
amministrativa, in questa città governata da un 
assemblea di popolo, per mezzo del più schietto e 
unanime plebiscito, vorrebbero mandarci quattro 
messeri per ficcare il naso nelle nostre faccende, per 
intrufolarsi nelle nostre questioni per sindacare il 
nostro operato… vengano e vedranno le nostre donne 
I nostri vecchi le nostre adorate creature stringersi 
tutti, in un impeto di sovrumana adorazione, 
intorno al bello, santo glorioso tricolore d’Italia, che 
è e che sarà la nostra sola bandiera. 

  Fiumani disperati cercano appoggi nell’Italia, un Italia 
inquieta, irritata, irredenta, adrenalinicamente ancora in 
guerra. Una guerra vinta, una vittoria mutilata. I 
granatieri di Sardegna, irascibilmente, inbufaliti, 
indiscutibilmente incazzati, sostano in attesa di definiva 
destinazione in quel di Ronchi dove l’irredentissima 
grande larva palpitante Guglielmo Oberdan quarantanni 
prima fu arrestato: voglio dar fuoco al baffo di Cecco 
Beppe, che mi impicchino se non lo faccio. Non lo fece 
lo impiccarono.  
  Giovani ufficiali dei granatieri decidono di provare 
colpo di mano e annettere Fiume all’Italia. Serve un 
comandante. Si consultano uomini d’azione folli furiosi 
fidati:  
  Peppino Garibaldi: mio nonno non vol…  
  Luigi Federzoni: non go tempo… 
  Enrico Corradini: magari più tardi…  
  Benito Mussolini: mi spias me sto alenando per la 
marcia…  
  E allora chi? Lui naturalmente.  
  Il Poeta-soldato.  
  Gabriele D’Annunzio. 
  Nell’età delle pantofole e della poltrona, io scelsi il 
seggiolino e la cinghia della carlinga. Guardai fiso 
la morte con un occhio come l’avevo guardata con 
due 
  non ossi, non tozzi, non cenci, non baratti, non 
truffe. Basta! Rovesciate i banchi! Spezzate le false 
bilance! 
  Sette ufficiali dei granatieri giurano: 
  In nome di tutti I morti per l’unità d’Italia, giuro 
di essere fedele alla causa santa di Fiume e di non 
permettere mai, con tutti i mezzi, che si neghi a 
Fiume l’annessione completa e incondizionata 
all’Italia. Giuro di essere fedele al motto: “Fiume o 
morte!”. Firmato sotto un pugnale e le bandiere 
di’Italia e di Fiume da I giurati di Ronchi.  


  11 settembre ore otto antimeridiane si preannuncia una 
giornata di sole. Il tenente Frassetto, messaggero dei 
sette ufficiali giurati bussa alla porta della Casetta Rossa. 
Il Poeta, Gabriele D’annunzio, è in pigiama. Un 
pigiama nero con ricami d’oro. È febbricitante il Poeta- 
soldato. Serve un coooomandante. Il medico lo 
vorrebbe a letto... l’Italia lo vorrebbe a Fiume! 
  l’aria del Carnaro mi guarirà. 
  Si toglie il pigiama nero con ricami d’oro e indossa 
l’uniforme di tenente colonnello dei lanceri di Novara. 
Il poeta-soldato Gabriele D’Annunzio da questo 
momento e per sempre sarà il Cooomandante! 
  E via che ndemo!  
  Ad accoglierlo all’imbarco con un mazzo di fiori 
vermigli il tenente Guido Keller, è piccolo, è gigantesco, 
è tanto cose tutt’assieme, è cavaliere dei cieli della 
squadriglia Baracca, è una garanzia. Spregiudicato 
spericolato semplicemente sovversivamente… strambo. 
Nello zaino tiene un teschio calzante un nero fez da 
ardito sorride all’impresa. 
  11 settembre 1919 ore due e mezza pomeridiane la 
lancia dell’ammiragliato con la festante fiera 
febbricitante raggiunge Mestre.   
  una rossa fiat decappottata accoglie il Poeta e il suo 
imponente guardaroba, perché “anca in guera un omo g’à 
da esser belo”, destinazione Ronchi di Monfalcone.  
  Arditi più Granatieri uguale Legionari.  
  39 gradi febbrili febbre arsura allucinazioni. A Ronchi i 
carri per il trasporto delle truppe non ci sono… 
  Cooomandante sbotta: 
  se non avrò I carri partirò ugualmente con la mia guardia 
giurata! 


  Ghe pensi mi! Guido sempre lui il Keller vola a 
Palmanova autoparco seriamente furente. Qualcuno ha 
promesso, qualcuno ha tradito la causa, qualcuno sta 
russando alla bella gigogì nel suo letto. Keller molto più 
che seriamente furente scolla da comodo letto il tenente 
qualcuno. ti te ga promesso i carri! Mi no so!? Ti te sai! 
Mi no so e se g’ero dormivo.! Ti te l’à dito! Mi no l’ò 
dito, si, no, si, no. Silenzio appare rivoltella si appoggia 
sotto il naso del titubante tenente qualcuno. 
L’argomento è persuasivo. Ti te ga rason! Ciapa i carri. 
   
  Ventisei veicoli viaggiano verso vittoria. 
Centonovantasei arditi ardenti ansiosi  Sole risale 
all’orizzonte. Monfalcone, Prosecco, Trieste, 
Castelnuovo d’Istria.  


  Li miei compagni fec’io così aguti,  
  con questa orazion picciola, al cammino,  
  che a pena poscia li avrei ritenuti 
  Fiume, golfo, navi, cruda bora, Fiume biancovestita 
come una sposa appare. Si canta si canta si canta. 
  Rivoli e rivoli versano incessantemente turbe di 
volontari da ogni lato. Militari da tutti i corpi: fiamme 
nere, verdi, gialle, canzoni di tutte le armi risuonano. 
aria torbida e fumosa. Frastuono di motori, cigolio di 
ruote. Duemilacinquecento legionari. Destinazione 
Fiume, Italia.  
  Disertori, si, ma in avanti! Non come quelli di 
Caporetto quelli s’è disertori all’indrio! 
  Verso lo sbarramento di Cantrida Generale Pittaluga a 
capo del presidio interalleato di Fiume sbarra il passo ai 
legionari 
  Non conosco generali non conosco superiori! 
  Generale: dove va 
  Comandante: a Fiume. 
  Generale: le ordino di retrocedere. 
  Comandante: non ricevo ordini da nessuno. 
  Generale: debbo impedirglielo anche con le armi. 
  Comandante: lei generale farebbe sparare anche sui 
miei soldati che sono fratelli dei suoi. Prima che su 
gli altri faccia fare fuoco su me. Ella ha due mire: 
la medaglia d’oro e la placca di mutilato. Dia pure 
l’ordine di sparare. 
  Generale: non sarò io, figlio e nipote di garibaldini, 
che spargerò sangue fraterno. 

  Duemilacinquecento legionari. Destinazione Fiume, 
Italia.  
  Allo sbarramento di Cantrida una solida trave di legno 
sbarra l’ingresso alla città. 
  I Legionari straripano giù dai carri cantando armi nel 
pugno. Urlo lacerante di autoblindo legionaria fende 
folla fende l’aria, belva infuriata s’abbatte contro 
l’ostacolo balordo che schiantasi, scardinasi, svellesi: 
viva Fiume italiana! 
  Duemilacinquecento legionari. Destinazione Fiume, 
Italia.  
  La Santa Entrata. La Santa Entrata. La Santa Entrata. 
  12 settembre 1919 ore 11.45 venerdì  l’evento è 
compiuto. A terra non sangue ma fiori. 
  Al bivio di Cantrida c’è tutto il popolo di Fiume. S’è qui 
chi rida, se qui che i pianse! S’è qui chi balla! S’è qui chi 
canta!  
  Le precedevano le ombre dei Consoli. Le guidavano gli 
spiriti dei morti immortali. Le proteggeva Iddio.  
  In Fiume volti abbronzati dalla trincea occupano punti 
strategici. Comandi interalleati si ritirano negli 
alloggiamenti. anglesi, franzosi, ‘mericani ooyes, 
preparano mesto trasloco. 
  Il poeta-soldato, il Coooomandante, è acclamato 
governatore di Fiume. 
  Italiani di fiume, eccomi. Non vorrei pronunciare 
oggi altra parola. Ecco l’uomo; che ha tutto 
abbandonato di sé e tutto ha dimenticato di sé per 
esser libero e nuovo al servigio della Causa bella 
della causa vostra: la più bella del mondo.  
  Che F.S.Nitti se la strighi! 
  F.S. Nitti in panciolle alla camera dei deputati. 
Giuseppe Grassi sottosegretario degli interni da notizia 
dell’ingresso del Poeta a Fiume: ha letto la notizia sul 
Giornale d’Italia!  
  Servizi segreti sempre sostanzialmente sonnecchianti 
non svelano. F.S. Nitti fatto fesso, così. 
  
  I generali non finiscono mai: F.S. Nitti nomina il 
generale Badoglio Commissario straordinario militare 
per la Venezia Giulia. Trattare trattare trattare. Le grane 
non finiscono mai. Troppe simpatie per Fiume il 
mondo intero guarda ammirato l’impresa del 
Cooomandante non si può usare la forza. Grana grande 
grassa grossa grana per lardosi glutei guadenti 
governativi. 
  Non riconosco il governo antiitaliano di Francesco Saverio 
Nitti. 
  A Fiume è festa. La festa della rivoluzione. Il 
Cooomandante aduna la folla spontanea oceanicamente 
mediterranea, una folla che canta balla esplode 
entusiasta eutanasicamente ebbra! Il Cooomandante al 
balcone del Comando espone italica bandiera del 
Randaccio. Vortica vampe vocali in versi. Trepido 
tripudio tracima. 
  Grana grande e grossa! La stampa ne parla, l’Italia ne 
dice, l’esercito ascolta… e palpita… l’onda di Fiume 
scalda gli animi di chi vorrebbe marciare su Roma… 
ammiragli generali massoni e massaie sindacalisti 
sovversivi sollazzatori sollazzati sobillatori sottotenenti 
e sotto pressione di destra di manca dell’alto e del basso 
adrenalinici esseri scalpitano. Grana grande grossa 
grana  grassa per trigozzuto governo satollo che di cibo 
s’è cinta la pancia. Nittico governamento blocca 
rifornimenti alimentari a Fiume dall’acque agitate. 
Comincia la fame di Fiume. 
  Se non ci conoscete guardateci sul petto noi siamo I 
disertori ma non di Caporetto 
  Il Comandante cerca italiche adesioni che non trova. 
  Svegliatevi! E vergognatevi anche. Se almeno mezza Italia 
somigliasse ai Fiumani, avremmo il dominio sul mondo. 
Ma Fiume non è se non una cima solitaria dell’eroismo, 
dove sarà dolce morire ricevendo un ultimo sorso della sua 
acqua.  

  Il governo crolla il governo si reincolla. I cocci son gli 
stessi. Il comandante dice a folla festante fiumana: 
  Noi ripetiamo: - qui rimarremo ottimamente. Essi non 
sanno in che modo cacciarci. Noi confermiamo il nostro 
proposito giovane e maschio. Essi sempre più si impigliano 
come vecchie cispose, nei loro gomitoli e nelle loro matasse. 
Ridendo su dal vasto cuore noi diciamo: - ora comincia il 
bello! Essi non osano neppure grattarsi la pera per paura 
di sconvolgere il sottile lavorìo dei capelli fissati dal cerotto 
sull’indissimulabile calvizie. La mia è nettissima. E ha la 
durezza del ciotolo ben levigato dal torrente. Il Dio degli 
eserciti m’ha detto: - ti darò una fronte più dura delle 
fronti loro. E non l’ha detto soltanto a me. L’ha detto a 
ciascuno di voi. Ci sono più di quarantamila teste dure 
oggi, in Fiume. M’inganno? Se da stasera e per sempre il 
nemico lucano si chiama Cagoia, tutti gli Italiani di 
Fiume si chiamano teste di ferro. 
  Badoglio chiede di essere sostituito: esponenti esercito 
regio invasi dall’idea di Fiume. Altri soldati “scagoiati” 
entrano in Fiume sono così tanti che non si riesce a 
sfamarli. 
  Il blocco del governo che affama la città non s’allenta. 
Condizioni economiche disastrose. A Fiume per far 
fronte all’emergenza si costituiscono due uffici l’UCM: 
ufficio colpi di mano e l’UF: ufficio falsi. 
  Là dove non arriva l’erario arriva l’ardito dannunziano 
legionario.  
  Nascita del corpo speciale degli Uscocchi dai mitici 
pirati balcanici del cinquecento.  
  Piroscafo “Persia” trasporto materiale da guerra per 
Armata Bianca di Russia se ne va veloce verso 
vladimirici vertici. Dodici uscocchi come dodici 
apostoli come dodici dei olimpici a bordo di MAS  
segugiano in punta di piedi nell’acque nero notte 
pirulante piroscafo. I dodici abbordano. I dodici 
prendono possesso piropersia. L’equipaggio non 
reagisce ma fraternizza. L’armata bolscevica ringrazia. 
Piroscafo “Persia” rapito all’Italia governativa entra in 
Fiume. Sull’albero di maestra sventola bandiera 
legionaria. È festa.   

  Dilagare rovesciare incendiare banche barbe 
pregiudizzi. Mordere la vita con denti 
bianchissimi… 
  Fiume è Arte e azione. 
  Fiume è fame. 
  Novembre ’19. Generale Badoglio Trattare o 
bombardare? Questo è il problema. 
  Ma sul carnaio eroico non ronzeranno e si accoppieranno a 
lungo le mosche lugubri. 
  Per il Cooomandante L’annessione pura e semplice è 
l’unica soluzione possibile. 
  Sulla penisola sconfitta elettorale delle destre in marcia 
socialisti e popolari legnate ai liberali. Badoglio propone 
compromesso chiamato modus vivendi: ca§o èlo? 
  Modus vivendi è pastrocchio parlamentizio proponente 
posticcia annessione, annessione larvata. il Consiglio 
Nazionale fiumano dice si all’annessione larvata, la 
popolazione dice no ad annessione ciulata. Sotto il 
balcone del Palazzo donne incazzatissime irrompono 
improperi ingiuriosi internazionali intrichi. 
  Le accettate voi?  
  No, no. annessione! Resistenza!  
  Ma la resistenza è patimento. Lo volete voi?  
  Sii.  
  Voci campane sirene e bande musicali.  
  Il nome tutte le donne fiumane è Ardenza, il nome di tutte 
le donne fiumane è Pazienza, il nome di tutte le donne 
Fiumane è Resistenza. 


  rifiuto legionar-popolare del modus vivendi. Entra in 
scena il sindacalista con voglia di repubblica sulla 
guancia sinistra Alceste De Ambris si vira veloci verso 
vouge rivoluzionaria! 
  Dice Kochnitzky: 
  quest’atmosfera da perpetuo 14 luglio avvolge il 
nuovo venuto a Fiume. Cortei e fiaccolate, fanfare e 
canti, danze e razzi, fuochi di gioia, discorsi, 
eloquenza, eloquenza, eloquenza… 
  Chiude l’anno mirabile 1919…  
  Cagoia a Parigi: signori a proposito della nostra piccola 
questione adriatica… fuck, my little darling, fuck, and 
fuuck! scusate. Proposta della Società delle Nazioni: 
Fiume stato cuscinetto… Fiume stato cuscinetto? 
  La Vedetta d’Italia ci racconta: 
  Nella corte di Bisanzio era costume che tre ufficiali 
del Palazzo presentassero cerimoniosamente sopra un 
lucido piatto d’oro il laccio di seta ben attorno o la 
corda d’arco incerata a colui che doveva con le sue 
stesse mani strangolarsi, bisogna ammettere che 
questo truce capestro ci è offerto dai nostri alleati 
con squisitezza più che bizantina. 
  A Fiume si resiste. ai geli d’inverno si oppongono i 
calori di arcobalenici e poetici propositi 
panrivoluzionari: il poeta Leon Kochnitzky, progetta 
“Lega di Fiume”: oppressi del mondo contro 
imperialismo assoggettante a sua onnipotenza 
finanziaria i più sacri sentimenti degli uomini: fede, 
amor patrio, dignità individuale, e sociale. 
   
  Grandi tumulti a Montecitorio, tumulti a sinistra 
tumulti a destra. Il governo scivola su postelegrafonici. 
Il governo cade e si sbuccia le ginocchia. 
  A Fiume festoso funebre corteo:  
  la sera dell’undici maggio, ottavo trigesimo di 
Ronchi, era finalmente e postelegraficamente de… 
cesso Sua Indecenza Francesco Saverio Cagoia. 

  Governo rinasce da posacenere. Governo ricade e 
stavolta si spacca la testa. Governo passa di mano, va al 
morto resuscitato Giolitti.  
  Fiume è instancabile laboratorio poetico-politico. 
  E come parlò pour parlè herr Zarathustra 
  Bisogna avere il caos dentro di sè per generare una stella 
danzante. 
  Chiamerò lo Stato Libero di Fiume “Reggenza italiana del 
Carnaro”. Che le sembra? Inoltre è un endecasillabo. Il 
ritmo ha sempre ragione.  
  Costituzione a quattro mani compositori carta carnaricina 
Cooomandante e Siiindacalista voglia su guancia sinistra. 
Pietra donzante e stella rotolante. 

  30 agosto teatro Fenice stipatissssimo. Lettura della 
Carta Costituzionale del Carnaro: 
  il Comandante declama versi legislativi della perpetua 
volontà popolare 

  3. La Reggenza Italiana del Carnaro è un governo 
schietto di popolo – “res populi” – che ha per 
fondamento la potenza del lavoro produttivo e per 
ordinamento le più larghe e le più varie forme 
dell’autonomia quale fu intesa ed esercitata nei 
quattro secoli gloriosi del nostro periodo comunale. 
  5. la Reggenza protegge difende preserva tutte le 
libertà e tutti i diritti popolari. 
  8. Gli statuti guarentiscono a tutti i cittadini di 
ambedue i sessi:  
  l’istruzione primaria in scuole chiare e salubri; 
  l’educazione corporea in palestre aperte e fornite; 
  il lavoro remunerato con un minimo di salario 
bastevole a ben vivere; 
  9. lo Stato non riconosce la proprietà come il 
dominio assoluto della persona sopra la cosa, ma la 
considera come la più utile delle funzioni sociali. 
  14. tre sono le crdenze religiose collocate sopra tutte 
le altre nella università dei comuni giurati: la vita è 
bella, e degna che severamente e magnificamente la 
viva l’uomo rifatto intero dalla libertà; l’uomo 
intero è colui che sa ogni giorno inventare la sua 
propria virtù per ogni giorno offrire ai suoi fratelli 
un nuovo dono; il lavoro, anche il più umile, anche 
il più oscuro, se sia bene eseguito, tende alla 
bellezza e orna il mondo.   
  50. per ogni gente di nobile origine la coltura è la 
più luminosa delle armi lunghe. È l’aroma contro le 
corruzioni. La coltura è la saldezza contro le 
deformazioni. Qui si forma l’uomo libero. 
  64. nella Reggenza Italiana del Carnaro la Musica 
è una istituzione religiosa e sociale, ogni mille anni, 
ogni duemila anni sorge dalla profondità del popolo 
un inno e si perpetua. 
  65. le grandi celebrazioni corali sono “totalmente 
gratuite” come dai padri della Chiesa è detto delle 
grazie di Dio. 
  Statutum et ordinatum est. Iuro ego. 
  12 novembre 1920 Trattato di Rapallo firmato da Italia 
e Jugoslavia… nessuno invita il Cooomandante. 
Risultato schifezzuola italiana fatta di enclave e corridoi 
e Fiume stato indipendente… Fiume è venduta    

  “L’asso di cuori” sempre lui Guido il Keller parte 
sparato per Roma: vuole chiedere udienza a uomini di 
governo. Tempesta imprevista ferma il Guido su 
campagne romane. Il Keller non s’arrende va in picciola 
stazione ferroviaria e con etiliche parole ubriaca 
capostazione che ferma direttissimo per caput mundi. 
L’asso di cuori riceve picche da governativi omuncoli. 
Visibilmente vanificato vertice vince vendetta: Keller 
sempre lui il Guido recupera velivolo e parte sparante 
per Roma Capocciona: ha con sé tre doni che getta dai 
cieli. Sette rose rosse sul Quirinale e una scritta: Ala, 
azione nello splendore, alla Regina e al popolo d’Italia. 
Una rosa bianca sul Vaticano: Ala, azione nello 
splendore, a Frate Francesco. Un pitale anti- 
diplomatico un mazzo di rape e carote su Montecitorio 
e un’iscrizione clara et nettissima: Ala, azione nello 
splendore, dona al Parlamento e al Governo, che si 
regge con la menzogna e la paura, la tangibilità organica 
del loro valore. 
  Labbrone Giolitti preme per pagamento bollette in 
scadenza. Pegno pugnare pugnalando fratelli- 
  2 dicembre Generale Caviglia – che da mo’ ha sostituito 
il gen. Sbadiglio Badoglio, ma non preoccupiamoci 
tornerà su queste scene mooolto presto - il gen 
Sbadiglia Caviglia lancia ultimatum a Comandante.  
  Coomandante risponde: 
  Siamo soli, e quanto più siamo pochi, la nostra 
natura s’accresce. 
  Oggi vogliamo ridere omericamente, con 
centocinquantamila denti bianchi di quei nostri 
arditi.  
  20 dicembre 1920 intimazione ufficiale del Governo. 
Generale Caviglia ammassa navi e truppe attorno a 
Fiume. È il momento dell’operazione chirurgica. Il 
bisturi si affila. Caino alza la mazza Abele… anche lui.  
  Cooomandante saetta: 
  L’Italia del Quirinale e del Viminale ha dichiarata la 
guerra a quella del Piave e del Grappa. 

  Il generale Caviglia ordina: 
  a datare dalle ore 18 del 21 corrente è posto il 
blocco effettivo per terra e per mare, al territorio 
dello stato di Fiume… sarà proceduto, secondo le 
leggi internazionali e i trattati in vigore e con 
qualsiasi mezzo, contro chiunque il quale tenterà di 
violare detto blocco. 
  Il comandando fiumano prontamente risponde: 
  visto che intorno ai territori della Reggenza è 
mantenuto il blocco, che nessun principio di diritto 
giustifica, è proclamato lo stato di guerra. 
   
  Il sole si leva a est, rosso sangue. 24 dicembre 1920. è 
Natale. È Natale di sangue. Due giorni di riposo per la 
Stampa danno certezza al governo italiano, che 
eventuale massacro possa essere protetto da 48 ore di 
silenzio.  
  Ciò che è fatto non può essere disfatto.   
  Il sogno di Fiume si dissolve nel fumo fratricida. Fiume 
bombardata. Fiume assediata. Bombe bombe bombe. 
Fiume chiede tregua per sgombrare i soliti ignoti di 
tutte le guerre: vecchi donne e fanciulli.  
  Il comando delle forze regolari non vede altro mezzo 
per domare l’energia della difesa legionaria e 
fiumana, se non ricorrere a quella estrema misura. 
  È ricatto infame: Risposta del generale Ferrario: o 
accettazione del trattato di Rapallo o bombardamento 
di batterie da 305 della Regia Marina, nessuno verrà 
risparmiato, civile o militare che sia, le bombe non ci 
vedono troppo bene e cadono. 
  No xè belo! 

  È finita non più giorni di passione e resistenza. 
  la rinuncia del Cooomandante. L’obbedisco fiumano. 
L’exodus. 
  Io rifarò fra poco quella via che feci sotto il sole di 
settembre del 1919. Allora in un piccolo prato 
circondato di muretti bianchi che non ho mai più 
potuto ritrovare, ebbi la visione della città 
invisibile; una visione che non potrò mai dire, una 
visione veramente di fiamma inestinguibile; è quella 
visione che ha arso che arde e che arderà sempre nel 
mio cuore, quella visione che ho servito che servo e 
che servirò sempre e che saluto ora; quella Fiume io 
porto nel cuore. 
  Caino ha vinto ma ad Abele va l’onore delle armi