quadro unico
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Merde! Esclamò Cambronne ufficiale della Guardia
napoleonica quando il Duca di Wellington gli intimò la
resa. Va in mona! pronunciarono polifonicamente e
non sotto voce il 24 agosto 1919 gli ufficiali dei
Granatieri di Sardegna – quelli di Carso e Piave –
quando venne loro comunicato l’ordine sssegretissimo di
lasciare Fiume. Fiume abbandonata alle truppe della
Nazioni dell’Intesa: anglesi, franzosi, ‘mericani ooyes.
Fiume vuole essere italiana. Fiume ha urlato Italia il 30
ottobre 1918 con Plebiscitario Proclama Popolare.
25 agosto 1919 ore cinque del mattino mesti militari
italici mollano. Sulla linea di confine uomini e donne di
Fiume. Le belle donne fiumane belle italiane ridenti ora
piangono
bei soldà ste mia andar via… no abandonatece!
Sui bei soldà si gettano fiori.
Sulla strada bandiera tricolore.
Bei soldà ste mia a calpestarla.
E i bei soldà devono obbedire e piangono… di rabbia.
Hanno vinto la guerra hanno lasciato damigiane e
damigiane di sangue a sbronza terra. Una vittoria che
continua a perdere tochi
La vittoria perde denti capelli e anche braccia e gambe.
continua a mutilarsi. Il presidente del consiglio
Francesco Saverio Nitti dice obbedisco! Riverisco! Sarà
fatto! Agli interessi internazionali. Fiume italiana?
No, for sure!
Ah, ce n’est pas possibile!
I dottori Wilson presidente Stati Uniti ‘mericani oies e
Clemenceau presidente di Franzia non gradiscono
Fiume italiana.
La storia si ripete, ma per gli italiani il disco si è
incantato sulle forche caudine.
Fiume città mooolto all’avanguardia: donne belle
fiumane hanno diritto di voto clero cattolico chiede
liberalizzazione della vita sacerdotale e permesso di
sposarsi con donne belle fiumane donne italiane.
Xe giusto!
Le done de San Giacomo g’à tute il Cristo in petto.
Le g’à il marì che naviga, l’amante soto il leto.
Din don dan al suon del campanon.
Il fattaccio: Soldati franzosi delle forze interalleate
ubriachi cionchi non avvezzi a potenti grappe giuliane
strappano gagliardetti tricolori da bei petti di donne
fiumane, di donne italiane.
No xe belo!
Indigeni italici insorgono, soldati francesi riportano
legnate su groppa. E busse e botte e bum. Mitici
marinai meditarraneitaliani s’uniscono a indigeni italici e
soldati francesi riportano ulteriori legnate su groppa. E
busse e botte e bum.
Interalleati anglesi, franzosi, ‘mericani ooyes si
arrabbiano mooolto.
Primo: Scioglimento del Consiglio Nazionale di Fiume.
Secondo: Scioglimento immediato della “Legione
Volontari Fiumana”
Terzo: riduzione del contingente italiano…
Quarto: Va in mona!
Fiume risponde a mezzo del suo giornale:
Oggi in questa città che ha dato il più fulgido
esempio di quello che sia senno politico e sapienza
amministrativa, in questa città governata da un
assemblea di popolo, per mezzo del più schietto e
unanime plebiscito, vorrebbero mandarci quattro
messeri per ficcare il naso nelle nostre faccende, per
intrufolarsi nelle nostre questioni per sindacare il
nostro operato… vengano e vedranno le nostre donne
I nostri vecchi le nostre adorate creature stringersi
tutti, in un impeto di sovrumana adorazione,
intorno al bello, santo glorioso tricolore d’Italia, che
è e che sarà la nostra sola bandiera.
Fiumani disperati cercano appoggi nell’Italia, un Italia
inquieta, irritata, irredenta, adrenalinicamente ancora in
guerra. Una guerra vinta, una vittoria mutilata. I
granatieri di Sardegna, irascibilmente, inbufaliti,
indiscutibilmente incazzati, sostano in attesa di definiva
destinazione in quel di Ronchi dove l’irredentissima
grande larva palpitante Guglielmo Oberdan quarantanni
prima fu arrestato: voglio dar fuoco al baffo di Cecco
Beppe, che mi impicchino se non lo faccio. Non lo fece
lo impiccarono.
Giovani ufficiali dei granatieri decidono di provare
colpo di mano e annettere Fiume all’Italia. Serve un
comandante. Si consultano uomini d’azione folli furiosi
fidati:
Peppino Garibaldi: mio nonno non vol…
Luigi Federzoni: non go tempo…
Enrico Corradini: magari più tardi…
Benito Mussolini: mi spias me sto alenando per la
marcia…
E allora chi? Lui naturalmente.
Il Poeta-soldato.
Gabriele D’Annunzio.
Nell’età delle pantofole e della poltrona, io scelsi il
seggiolino e la cinghia della carlinga. Guardai fiso
la morte con un occhio come l’avevo guardata con
due
non ossi, non tozzi, non cenci, non baratti, non
truffe. Basta! Rovesciate i banchi! Spezzate le false
bilance!
Sette ufficiali dei granatieri giurano:
In nome di tutti I morti per l’unità d’Italia, giuro
di essere fedele alla causa santa di Fiume e di non
permettere mai, con tutti i mezzi, che si neghi a
Fiume l’annessione completa e incondizionata
all’Italia. Giuro di essere fedele al motto: “Fiume o
morte!”. Firmato sotto un pugnale e le bandiere
di’Italia e di Fiume da I giurati di Ronchi.
11 settembre ore otto antimeridiane si preannuncia una
giornata di sole. Il tenente Frassetto, messaggero dei
sette ufficiali giurati bussa alla porta della Casetta Rossa.
Il Poeta, Gabriele D’annunzio, è in pigiama. Un
pigiama nero con ricami d’oro. È febbricitante il Poeta-
soldato. Serve un coooomandante. Il medico lo
vorrebbe a letto... l’Italia lo vorrebbe a Fiume!
l’aria del Carnaro mi guarirà.
Si toglie il pigiama nero con ricami d’oro e indossa
l’uniforme di tenente colonnello dei lanceri di Novara.
Il poeta-soldato Gabriele D’Annunzio da questo
momento e per sempre sarà il Cooomandante!
E via che ndemo!
Ad accoglierlo all’imbarco con un mazzo di fiori
vermigli il tenente Guido Keller, è piccolo, è gigantesco,
è tanto cose tutt’assieme, è cavaliere dei cieli della
squadriglia Baracca, è una garanzia. Spregiudicato
spericolato semplicemente sovversivamente… strambo.
Nello zaino tiene un teschio calzante un nero fez da
ardito sorride all’impresa.
11 settembre 1919 ore due e mezza pomeridiane la
lancia dell’ammiragliato con la festante fiera
febbricitante raggiunge Mestre.
una rossa fiat decappottata accoglie il Poeta e il suo
imponente guardaroba, perché “anca in guera un omo g’à
da esser belo”, destinazione Ronchi di Monfalcone.
Arditi più Granatieri uguale Legionari.
39 gradi febbrili febbre arsura allucinazioni. A Ronchi i
carri per il trasporto delle truppe non ci sono…
Cooomandante sbotta:
se non avrò I carri partirò ugualmente con la mia guardia
giurata!
Ghe pensi mi! Guido sempre lui il Keller vola a
Palmanova autoparco seriamente furente. Qualcuno ha
promesso, qualcuno ha tradito la causa, qualcuno sta
russando alla bella gigogì nel suo letto. Keller molto più
che seriamente furente scolla da comodo letto il tenente
qualcuno. ti te ga promesso i carri! Mi no so!? Ti te sai!
Mi no so e se g’ero dormivo.! Ti te l’à dito! Mi no l’ò
dito, si, no, si, no. Silenzio appare rivoltella si appoggia
sotto il naso del titubante tenente qualcuno.
L’argomento è persuasivo. Ti te ga rason! Ciapa i carri.
Ventisei veicoli viaggiano verso vittoria.
Centonovantasei arditi ardenti ansiosi Sole risale
all’orizzonte. Monfalcone, Prosecco, Trieste,
Castelnuovo d’Istria.
Li miei compagni fec’io così aguti,
con questa orazion picciola, al cammino,
che a pena poscia li avrei ritenuti
Fiume, golfo, navi, cruda bora, Fiume biancovestita
come una sposa appare. Si canta si canta si canta.
Rivoli e rivoli versano incessantemente turbe di
volontari da ogni lato. Militari da tutti i corpi: fiamme
nere, verdi, gialle, canzoni di tutte le armi risuonano.
aria torbida e fumosa. Frastuono di motori, cigolio di
ruote. Duemilacinquecento legionari. Destinazione
Fiume, Italia.
Disertori, si, ma in avanti! Non come quelli di
Caporetto quelli s’è disertori all’indrio!
Verso lo sbarramento di Cantrida Generale Pittaluga a
capo del presidio interalleato di Fiume sbarra il passo ai
legionari
Non conosco generali non conosco superiori!
Generale: dove va
Comandante: a Fiume.
Generale: le ordino di retrocedere.
Comandante: non ricevo ordini da nessuno.
Generale: debbo impedirglielo anche con le armi.
Comandante: lei generale farebbe sparare anche sui
miei soldati che sono fratelli dei suoi. Prima che su
gli altri faccia fare fuoco su me. Ella ha due mire:
la medaglia d’oro e la placca di mutilato. Dia pure
l’ordine di sparare.
Generale: non sarò io, figlio e nipote di garibaldini,
che spargerò sangue fraterno.
Duemilacinquecento legionari. Destinazione Fiume,
Italia.
Allo sbarramento di Cantrida una solida trave di legno
sbarra l’ingresso alla città.
I Legionari straripano giù dai carri cantando armi nel
pugno. Urlo lacerante di autoblindo legionaria fende
folla fende l’aria, belva infuriata s’abbatte contro
l’ostacolo balordo che schiantasi, scardinasi, svellesi:
viva Fiume italiana!
Duemilacinquecento legionari. Destinazione Fiume,
Italia.
La Santa Entrata. La Santa Entrata. La Santa Entrata.
12 settembre 1919 ore 11.45 venerdì l’evento è
compiuto. A terra non sangue ma fiori.
Al bivio di Cantrida c’è tutto il popolo di Fiume. S’è qui
chi rida, se qui che i pianse! S’è qui chi balla! S’è qui chi
canta!
Le precedevano le ombre dei Consoli. Le guidavano gli
spiriti dei morti immortali. Le proteggeva Iddio.
In Fiume volti abbronzati dalla trincea occupano punti
strategici. Comandi interalleati si ritirano negli
alloggiamenti. anglesi, franzosi, ‘mericani ooyes,
preparano mesto trasloco.
Il poeta-soldato, il Coooomandante, è acclamato
governatore di Fiume.
Italiani di fiume, eccomi. Non vorrei pronunciare
oggi altra parola. Ecco l’uomo; che ha tutto
abbandonato di sé e tutto ha dimenticato di sé per
esser libero e nuovo al servigio della Causa bella
della causa vostra: la più bella del mondo.
Che F.S.Nitti se la strighi!
F.S. Nitti in panciolle alla camera dei deputati.
Giuseppe Grassi sottosegretario degli interni da notizia
dell’ingresso del Poeta a Fiume: ha letto la notizia sul
Giornale d’Italia!
Servizi segreti sempre sostanzialmente sonnecchianti
non svelano. F.S. Nitti fatto fesso, così.
I generali non finiscono mai: F.S. Nitti nomina il
generale Badoglio Commissario straordinario militare
per la Venezia Giulia. Trattare trattare trattare. Le grane
non finiscono mai. Troppe simpatie per Fiume il
mondo intero guarda ammirato l’impresa del
Cooomandante non si può usare la forza. Grana grande
grassa grossa grana per lardosi glutei guadenti
governativi.
Non riconosco il governo antiitaliano di Francesco Saverio
Nitti.
A Fiume è festa. La festa della rivoluzione. Il
Cooomandante aduna la folla spontanea oceanicamente
mediterranea, una folla che canta balla esplode
entusiasta eutanasicamente ebbra! Il Cooomandante al
balcone del Comando espone italica bandiera del
Randaccio. Vortica vampe vocali in versi. Trepido
tripudio tracima.
Grana grande e grossa! La stampa ne parla, l’Italia ne
dice, l’esercito ascolta… e palpita… l’onda di Fiume
scalda gli animi di chi vorrebbe marciare su Roma…
ammiragli generali massoni e massaie sindacalisti
sovversivi sollazzatori sollazzati sobillatori sottotenenti
e sotto pressione di destra di manca dell’alto e del basso
adrenalinici esseri scalpitano. Grana grande grossa
grana grassa per trigozzuto governo satollo che di cibo
s’è cinta la pancia. Nittico governamento blocca
rifornimenti alimentari a Fiume dall’acque agitate.
Comincia la fame di Fiume.
Se non ci conoscete guardateci sul petto noi siamo I
disertori ma non di Caporetto
Il Comandante cerca italiche adesioni che non trova.
Svegliatevi! E vergognatevi anche. Se almeno mezza Italia
somigliasse ai Fiumani, avremmo il dominio sul mondo.
Ma Fiume non è se non una cima solitaria dell’eroismo,
dove sarà dolce morire ricevendo un ultimo sorso della sua
acqua.
Il governo crolla il governo si reincolla. I cocci son gli
stessi. Il comandante dice a folla festante fiumana:
Noi ripetiamo: - qui rimarremo ottimamente. Essi non
sanno in che modo cacciarci. Noi confermiamo il nostro
proposito giovane e maschio. Essi sempre più si impigliano
come vecchie cispose, nei loro gomitoli e nelle loro matasse.
Ridendo su dal vasto cuore noi diciamo: - ora comincia il
bello! Essi non osano neppure grattarsi la pera per paura
di sconvolgere il sottile lavorìo dei capelli fissati dal cerotto
sull’indissimulabile calvizie. La mia è nettissima. E ha la
durezza del ciotolo ben levigato dal torrente. Il Dio degli
eserciti m’ha detto: - ti darò una fronte più dura delle
fronti loro. E non l’ha detto soltanto a me. L’ha detto a
ciascuno di voi. Ci sono più di quarantamila teste dure
oggi, in Fiume. M’inganno? Se da stasera e per sempre il
nemico lucano si chiama Cagoia, tutti gli Italiani di
Fiume si chiamano teste di ferro.
Badoglio chiede di essere sostituito: esponenti esercito
regio invasi dall’idea di Fiume. Altri soldati “scagoiati”
entrano in Fiume sono così tanti che non si riesce a
sfamarli.
Il blocco del governo che affama la città non s’allenta.
Condizioni economiche disastrose. A Fiume per far
fronte all’emergenza si costituiscono due uffici l’UCM:
ufficio colpi di mano e l’UF: ufficio falsi.
Là dove non arriva l’erario arriva l’ardito dannunziano
legionario.
Nascita del corpo speciale degli Uscocchi dai mitici
pirati balcanici del cinquecento.
Piroscafo “Persia” trasporto materiale da guerra per
Armata Bianca di Russia se ne va veloce verso
vladimirici vertici. Dodici uscocchi come dodici
apostoli come dodici dei olimpici a bordo di MAS
segugiano in punta di piedi nell’acque nero notte
pirulante piroscafo. I dodici abbordano. I dodici
prendono possesso piropersia. L’equipaggio non
reagisce ma fraternizza. L’armata bolscevica ringrazia.
Piroscafo “Persia” rapito all’Italia governativa entra in
Fiume. Sull’albero di maestra sventola bandiera
legionaria. È festa.
Dilagare rovesciare incendiare banche barbe
pregiudizzi. Mordere la vita con denti
bianchissimi…
Fiume è Arte e azione.
Fiume è fame.
Novembre ’19. Generale Badoglio Trattare o
bombardare? Questo è il problema.
Ma sul carnaio eroico non ronzeranno e si accoppieranno a
lungo le mosche lugubri.
Per il Cooomandante L’annessione pura e semplice è
l’unica soluzione possibile.
Sulla penisola sconfitta elettorale delle destre in marcia
socialisti e popolari legnate ai liberali. Badoglio propone
compromesso chiamato modus vivendi: ca§o èlo?
Modus vivendi è pastrocchio parlamentizio proponente
posticcia annessione, annessione larvata. il Consiglio
Nazionale fiumano dice si all’annessione larvata, la
popolazione dice no ad annessione ciulata. Sotto il
balcone del Palazzo donne incazzatissime irrompono
improperi ingiuriosi internazionali intrichi.
Le accettate voi?
No, no. annessione! Resistenza!
Ma la resistenza è patimento. Lo volete voi?
Sii.
Voci campane sirene e bande musicali.
Il nome tutte le donne fiumane è Ardenza, il nome di tutte
le donne fiumane è Pazienza, il nome di tutte le donne
Fiumane è Resistenza.
rifiuto legionar-popolare del modus vivendi. Entra in
scena il sindacalista con voglia di repubblica sulla
guancia sinistra Alceste De Ambris si vira veloci verso
vouge rivoluzionaria!
Dice Kochnitzky:
quest’atmosfera da perpetuo 14 luglio avvolge il
nuovo venuto a Fiume. Cortei e fiaccolate, fanfare e
canti, danze e razzi, fuochi di gioia, discorsi,
eloquenza, eloquenza, eloquenza…
Chiude l’anno mirabile 1919…
Cagoia a Parigi: signori a proposito della nostra piccola
questione adriatica… fuck, my little darling, fuck, and
fuuck! scusate. Proposta della Società delle Nazioni:
Fiume stato cuscinetto… Fiume stato cuscinetto?
La Vedetta d’Italia ci racconta:
Nella corte di Bisanzio era costume che tre ufficiali
del Palazzo presentassero cerimoniosamente sopra un
lucido piatto d’oro il laccio di seta ben attorno o la
corda d’arco incerata a colui che doveva con le sue
stesse mani strangolarsi, bisogna ammettere che
questo truce capestro ci è offerto dai nostri alleati
con squisitezza più che bizantina.
A Fiume si resiste. ai geli d’inverno si oppongono i
calori di arcobalenici e poetici propositi
panrivoluzionari: il poeta Leon Kochnitzky, progetta
“Lega di Fiume”: oppressi del mondo contro
imperialismo assoggettante a sua onnipotenza
finanziaria i più sacri sentimenti degli uomini: fede,
amor patrio, dignità individuale, e sociale.
Grandi tumulti a Montecitorio, tumulti a sinistra
tumulti a destra. Il governo scivola su postelegrafonici.
Il governo cade e si sbuccia le ginocchia.
A Fiume festoso funebre corteo:
la sera dell’undici maggio, ottavo trigesimo di
Ronchi, era finalmente e postelegraficamente de…
cesso Sua Indecenza Francesco Saverio Cagoia.
Governo rinasce da posacenere. Governo ricade e
stavolta si spacca la testa. Governo passa di mano, va al
morto resuscitato Giolitti.
Fiume è instancabile laboratorio poetico-politico.
E come parlò pour parlè herr Zarathustra
Bisogna avere il caos dentro di sè per generare una stella
danzante.
Chiamerò lo Stato Libero di Fiume “Reggenza italiana del
Carnaro”. Che le sembra? Inoltre è un endecasillabo. Il
ritmo ha sempre ragione.
Costituzione a quattro mani compositori carta carnaricina
Cooomandante e Siiindacalista voglia su guancia sinistra.
Pietra donzante e stella rotolante.
30 agosto teatro Fenice stipatissssimo. Lettura della
Carta Costituzionale del Carnaro:
il Comandante declama versi legislativi della perpetua
volontà popolare
3. La Reggenza Italiana del Carnaro è un governo
schietto di popolo – “res populi” – che ha per
fondamento la potenza del lavoro produttivo e per
ordinamento le più larghe e le più varie forme
dell’autonomia quale fu intesa ed esercitata nei
quattro secoli gloriosi del nostro periodo comunale.
5. la Reggenza protegge difende preserva tutte le
libertà e tutti i diritti popolari.
8. Gli statuti guarentiscono a tutti i cittadini di
ambedue i sessi:
l’istruzione primaria in scuole chiare e salubri;
l’educazione corporea in palestre aperte e fornite;
il lavoro remunerato con un minimo di salario
bastevole a ben vivere;
9. lo Stato non riconosce la proprietà come il
dominio assoluto della persona sopra la cosa, ma la
considera come la più utile delle funzioni sociali.
14. tre sono le crdenze religiose collocate sopra tutte
le altre nella università dei comuni giurati: la vita è
bella, e degna che severamente e magnificamente la
viva l’uomo rifatto intero dalla libertà; l’uomo
intero è colui che sa ogni giorno inventare la sua
propria virtù per ogni giorno offrire ai suoi fratelli
un nuovo dono; il lavoro, anche il più umile, anche
il più oscuro, se sia bene eseguito, tende alla
bellezza e orna il mondo.
50. per ogni gente di nobile origine la coltura è la
più luminosa delle armi lunghe. È l’aroma contro le
corruzioni. La coltura è la saldezza contro le
deformazioni. Qui si forma l’uomo libero.
64. nella Reggenza Italiana del Carnaro la Musica
è una istituzione religiosa e sociale, ogni mille anni,
ogni duemila anni sorge dalla profondità del popolo
un inno e si perpetua.
65. le grandi celebrazioni corali sono “totalmente
gratuite” come dai padri della Chiesa è detto delle
grazie di Dio.
Statutum et ordinatum est. Iuro ego.
12 novembre 1920 Trattato di Rapallo firmato da Italia
e Jugoslavia… nessuno invita il Cooomandante.
Risultato schifezzuola italiana fatta di enclave e corridoi
e Fiume stato indipendente… Fiume è venduta
“L’asso di cuori” sempre lui Guido il Keller parte
sparato per Roma: vuole chiedere udienza a uomini di
governo. Tempesta imprevista ferma il Guido su
campagne romane. Il Keller non s’arrende va in picciola
stazione ferroviaria e con etiliche parole ubriaca
capostazione che ferma direttissimo per caput mundi.
L’asso di cuori riceve picche da governativi omuncoli.
Visibilmente vanificato vertice vince vendetta: Keller
sempre lui il Guido recupera velivolo e parte sparante
per Roma Capocciona: ha con sé tre doni che getta dai
cieli. Sette rose rosse sul Quirinale e una scritta: Ala,
azione nello splendore, alla Regina e al popolo d’Italia.
Una rosa bianca sul Vaticano: Ala, azione nello
splendore, a Frate Francesco. Un pitale anti-
diplomatico un mazzo di rape e carote su Montecitorio
e un’iscrizione clara et nettissima: Ala, azione nello
splendore, dona al Parlamento e al Governo, che si
regge con la menzogna e la paura, la tangibilità organica
del loro valore.
Labbrone Giolitti preme per pagamento bollette in
scadenza. Pegno pugnare pugnalando fratelli-
2 dicembre Generale Caviglia – che da mo’ ha sostituito
il gen. Sbadiglio Badoglio, ma non preoccupiamoci
tornerà su queste scene mooolto presto - il gen
Sbadiglia Caviglia lancia ultimatum a Comandante.
Coomandante risponde:
Siamo soli, e quanto più siamo pochi, la nostra
natura s’accresce.
Oggi vogliamo ridere omericamente, con
centocinquantamila denti bianchi di quei nostri
arditi.
20 dicembre 1920 intimazione ufficiale del Governo.
Generale Caviglia ammassa navi e truppe attorno a
Fiume. È il momento dell’operazione chirurgica. Il
bisturi si affila. Caino alza la mazza Abele… anche lui.
Cooomandante saetta:
L’Italia del Quirinale e del Viminale ha dichiarata la
guerra a quella del Piave e del Grappa.
Il generale Caviglia ordina:
a datare dalle ore 18 del 21 corrente è posto il
blocco effettivo per terra e per mare, al territorio
dello stato di Fiume… sarà proceduto, secondo le
leggi internazionali e i trattati in vigore e con
qualsiasi mezzo, contro chiunque il quale tenterà di
violare detto blocco.
Il comandando fiumano prontamente risponde:
visto che intorno ai territori della Reggenza è
mantenuto il blocco, che nessun principio di diritto
giustifica, è proclamato lo stato di guerra.
Il sole si leva a est, rosso sangue. 24 dicembre 1920. è
Natale. È Natale di sangue. Due giorni di riposo per la
Stampa danno certezza al governo italiano, che
eventuale massacro possa essere protetto da 48 ore di
silenzio.
Ciò che è fatto non può essere disfatto.
Il sogno di Fiume si dissolve nel fumo fratricida. Fiume
bombardata. Fiume assediata. Bombe bombe bombe.
Fiume chiede tregua per sgombrare i soliti ignoti di
tutte le guerre: vecchi donne e fanciulli.
Il comando delle forze regolari non vede altro mezzo
per domare l’energia della difesa legionaria e
fiumana, se non ricorrere a quella estrema misura.
È ricatto infame: Risposta del generale Ferrario: o
accettazione del trattato di Rapallo o bombardamento
di batterie da 305 della Regia Marina, nessuno verrà
risparmiato, civile o militare che sia, le bombe non ci
vedono troppo bene e cadono.
No xè belo!
È finita non più giorni di passione e resistenza.
la rinuncia del Cooomandante. L’obbedisco fiumano.
L’exodus.
Io rifarò fra poco quella via che feci sotto il sole di
settembre del 1919. Allora in un piccolo prato
circondato di muretti bianchi che non ho mai più
potuto ritrovare, ebbi la visione della città
invisibile; una visione che non potrò mai dire, una
visione veramente di fiamma inestinguibile; è quella
visione che ha arso che arde e che arderà sempre nel
mio cuore, quella visione che ho servito che servo e
che servirò sempre e che saluto ora; quella Fiume io
porto nel cuore.
Caino ha vinto ma ad Abele va l’onore delle armi.